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Campagne pubblicitarie: come risultare di cattivo gusto

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Le campagne pubblicitarie hanno lo scopo di comunicare un messaggio,  stimolando il consumatore all’acquisto di un certo prodotto (good will) e spingendo il consumo stesso ad un determinato stile di vita (lifestyle). Ma cosa succede se queste diventano di cattivo gusto e sgradevoli o se comunicano un messaggio sbagliato? Quale messaggio si icomunica al consumatore attraverso un “specchio distorto”?  Vi mostriamo alcuni esempi di pubblicità mal riuscite.

IL “DOVE” SBIANCANTE

Un errore imperdonabile quello di Dove con lo “sbiancante umano”. Prendete una donna afro-americana vestita di nero, fatele usare il Detergente Dove e si trasformerà in una donna bianca vestita indossante una t-shirt chiara. Sembra essere questo il pessimo messaggio che, una delle aziende più famose per il beauty care, ha voluto trasmettere attraverso la sua campagna pubblicitaria.  Non si tratta neanche di razzismo velato, anzi, ma di una discriminazione molto diretta ed impossibile da fraintendere.

Nonostante il loro tweet di scuse: “We deeply regret the offense it caused” (Ci pentiamo ci scusiamo profondamente con chi si è sentito offeso), i clienti Dove non perdonano tale passo falso.

Non è neanche la prima volta che succede. Nel 2015 un’altra campagna mostrava tre giovani donne davanti a 2 poster: “Before e after”, prima e dopo. Quella davanti al cartello “prima”, inutile dirlo, era di colore. Frontale a quello “dopo”, una donna bianca e bionda.

Campagna razzista Dove

IL PORNO CHIC FIRMATO Yves St. Laurent

Il rispetto della decenza, della dignità e che comunica sottomissione, violenza o dipendenza, nonché l’uso di stereotipi”. E’ così che molti giornalisti descrivono il poster pubblicitario di Yves St. Laurant. Un vero e proprio “porno Chic”.  Immagine in Black and White, la protagonista è una donna in tacchi a spillo e calze a rete che spalanca le gambe per la fotocamera.  Il cartellone è stato rimosso dalle strade della capitale francese.

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LO SWEET KILLS CONTRO IL DIABETE

“I dolci uccidono” è la campagna pubblicitaria contro il Diabete tipo 2. La Diabetes Association of Thailand ha scelto delle immagini choc per mostrare le complicazioni a lungo termine del diabete. Il designer tailandese Nattakong Jaengsem, attraverso un sofisticato effetto ottico, si era posto l’obiettivo di scoraggiare le diete ricche di zuccheri.  Nelle immagini vengono mostrati arti apparentemente ulcerati con terribili ferite aperte che si espandono su braccia e gambe: in realtà le ferite sono realizzate con crema pasticcera, fragole ed altri ingredienti utilizzati nell’industria dolciaria.
Il messaggio primario della campagna è spiegare le conseguenze del diabete, come ad esempio ridurre drasticamente la capacità del corpo di guarire, causando infezioni da tagli e ferite che portano, in casi estremi, all’amputazione dell’arto stesso.

 

Sebbene comunichi un messaggio importante e sottolinei le conseguenze di una grave malattia, sono in molti a pensare che sia di cattivo gusto e troppo diretta. Voi siete d’accordo o no?

LYCIA Wo/MaN

E’ nel 2016 che Lycia, pubblicando un post sulla propria pagina Facebook, fa partire una compagna pubblicitaria sessista di nome “Wo/MaN”. L’immagine descrive, infatti, la cassetta degli attrezzi ideale: #uomini e #donne ne hanno un concetto completamente diverso. Il problema risiede nella scelta degli utensili riferiti rispettivamente all’uomo e alla donna. Un post promozionale che sembra essere stato pubblicato negli anni 50!

  • Per lei: immersi in uno sfondo rosa sono collocati : pettine, phon, trucchi, orologio, smalto, forbici, profumo e così via. Manca solo lo straccio per lavare i pavimenti e una cucina in miniatura.
  • Per lui: su sfondo celeste sono collocati: sega, trapano, martello, accetta, cacciavite e altri attrezzi maschili.

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Una campagna assolutamente banale e sessista. Bocciata.

PANDORA “MASCHILISTA”

“Un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule, un bracciale Pandora. Secondo te cosa la farebbe felice?” E’ così che recita una delle ultime campagne pubblicitarie di Pandora. Una tra le peggiori. Associa i desideri delle donne ad elettrodomestici. Anche questa risulta oltre che ti cattivo gusto, pure sessista e stereotipata. Per tutta risposta, molte donne hanno replicato: “Se volessi un bracciale, possiamo comprarcelo da sole. Grazie”

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ALTRE CAMPAGNE di cattivo gusto

 

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